Ciao Mario

Il mondo della pallacanestro italiana saluta con profonda commozione Mario Blasone, allenatore, maestro, uomo di cultura e di rara eleganza.

Con la sua scomparsa perdiamo non solo un grande tecnico, ma un riferimento morale e professionale per generazioni di allenatori.

AUTORE : Agenzia Ciamillo-Castoria/S.Silvestri

Le radici: la Sicilia, l’inizio di tutto

La sua strada professionale cominciò in Sicilia, lontano dai riflettori e vicino all’essenza più vera del mestiere. Furono i fratelli Cintolo a portarlo a Ragusa: Mario arrivava per la partita e poi rientrava a casa. Chilometri, sacrifici, rispetto per il campo.

L’anno successivo si trasferì a Palermo, si iscrisse all’ISEF perché, per lui, allenare non poteva prescindere dallo studio. Condivideva la stanza con Peppe Vento, altro mito del basket siciliano. Con i rosanero dell’US Palermo vinse il campionato.

Da lì nasce il suo tratto distintivo: il campo non separato dalla vita, la competenza unita alla cultura.

Nazionali giovanili: identità, morale, metodo

Nel guidare le Nazionali giovanili c’era tutta la sua sapienza morale e tecnica.

Mario sapeva creare un gruppo in pochissimo tempo, dandogli un’identità tecnica precisa e una solidità morale straordinaria.

Nei suoi dodici anni nel Settore Squadre Nazionali della Federazione Italiana Pallacanestro vinse dieci medaglie con Cadetti, Juniores e Under 22, diventando il coach più medagliato dell’Italbasket giovanile.

Fu assistente della Nazionale maggiore con Sandro Gamba e Valerio Bianchini.

I risultati – dieci medaglie in dodici anni – raccontano solo una parte della storia: l’altra è fatta di regole chiare, responsabilità condivise, rispetto reciproco. Con lui si imparava a vincere, ma soprattutto a crescere come persone e come atleti, a stare insieme.

Club, scelte coraggiose, responsabilità

Alla Scaligera Verona guidò la squadra nel post-Bucci, sfiorando la finale di Coppa Europa. Tornò poi da direttore tecnico, condividendo la panchina nel trionfo di Coppa Korac a Belgrado, al fianco di Andrea Mazzon.

In Italia allenò anche a Udine e collaborò con Ettore Messina; dal 2007 al 2012 fu a capo dell’International Scouting giovanile della Virtus Bologna.

Ovunque fosse, Mario assumeva la responsabilità delle scelte e le spiegava: ai giocatori, allo staff, a sé stesso.

Il mondo come palestra

Allenatore di Nazionali e club in Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, vincitore ai Giochi Panarabi, Africani e del Golfo, ha formato allenatori in 60 Paesi. Ha scritto tre libri tecnici.

E, ovunque fosse, ricordava che il basket vive nella cultura: musei, luoghi storici, omaggi ai grandi del basket facevano parte del viaggio tanto quanto l’allenamento.

L’uomo, l’ironia, la memoria condivisa

In queste ore i suoi ex giocatori lo ricordano con affetto. Noi tutti ricordiamo la sua ironia, il gusto per lo scherzo che diventava lezione di leggerezza e appartenenza:

valige scomparse, porte murate, scarpe finite in tribuna, sedie in campo, cronometri “disintegrati”, ingressi furtivi sul parquet; sempre e ovunque al mare, dal Baltico al Mediterraneo.

Niente gli sfuggiva, perché sapeva che anche il sorriso costruisce un gruppo.

Ma non c’era campo d’Europa e del mondo dove tutti, dirigenti, allenatori, arbitri non venissero a salutarlo con affetto e deferenza.

Viaggi, arte, esercizi che raccontano mondi

Il suo amore per i viaggi e per l’arte viveva anche nel linguaggio del campo. Gli esercizi portavano nomi che aprivano orizzonti: Baghdad, Calaloo, Napapijri, Aquelarre — come il quadro del Goya al Prado.

Allenare, per Mario, significava immaginare prima ancora che eseguire

Il valore per gli allenatori

Per Mario Blasone l’allenatore non era un urlatore, ma un educatore colto, responsabile, consapevole del proprio ruolo sociale.

Ci lascia i suoi libri fonte attualissima di ispirazione per tutti gli allenatori.

Competenza senza arroganza, autorevolezza senza rumore, umanità come metodo: valori che l’USAP riconosce e difende ogni giorno.

Alla moglie Marina, al figlio Massimo e a tutti coloro che gli hanno voluto bene va l’abbraccio dell’USAP.

Ciao Mario.

Continueremo a parlare di basket come ci hai insegnato:

con competenza, cultura e umanità.

Ciao Mario

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